Il blocco dei tribunali fa aumentare gli NPL
Le aste immobiliari sono sempre una situazione spinosa e spiacevole. Se si arriva a questa conclusione vuol dire che è stato seguito tutto l’iter della procedura esecutiva e il debitore non ha avuto modo di saldare il suo debito. Leggere di un blocco delle aste sembra quasi una grande vittoria per coloro che hanno un immobile in esecuzione, ma posso assicurarvi che non è così. Vi basti pensare che la sospensione più il blocco dei tribunali, durante il lockdown, hanno causato all’Italia una perdita di circa 6,6 miliardi di euro.
Aste immobiliari, parliamo di numeri
Grazie ad una startup specializzata nella vivacizzazione delle aste immobiliari, e al portale delle vendite pubbliche, possiamo comparare l’andamento delle aste immobiliari del 2019 e confrontarlo con quello dell’anno 2020. Così facendo possiamo avere dei dati certi ed attendibili e non solo delle stime.
Bisogna ammettere che il 2020 era partito bene, rispetto allo stesso periodo nel 2019 c’era stato un aumento del 15% circa, ma con l’arrivo di marzo e del lockdown abbiamo visto un calo dell’86%. Se traduciamo in numeri più concreti si evince che nel 2020 i lotti messi in asta sono stati 95.329, il 40.6% in meno, mentre i tentativi di vendita sono stati 117.376, un calo del 53.9% rispetto al 2019. Delle aste programmate di quest’anno ne sono state sospese 44.000 durante il primo lockdown e 523 durante la seconda ondata del virus. Il risultato è stata una perdita potenziale di 6.6 miliardi di euro di incassi.
La sospensione delle aste immobiliari, un bilancio negativo per tutti
Molti non immaginano che impatto possano avere le aste immobiliari sulla vita dei cittadini e, se dovessimo fare un bilancio, nessuno ha guadagnato niente da questo blocco. Risalendo la catena alimentare degli immobili all’asta troviamo alla base il proprietario dell’immobile e del debito. Una sospensione può sembrare un piccolo miracolo, ma non lo è. Certamente ha potuto tenere l’immobile ancora un po’, però più tempo passa e più l’immobile si svaluta. Questo significa che, se l’immobile perde troppo valore, verrà venduto in asta ad un prezzo inferiore rispetto al debito residuo. Quindi oltre a non avere più l’immobile, avrà ancora un debito residuo da saldare.
Risalendo troviamo le imprese. Circa il 26% del totale degli immobili sono in asta durante una procedura di fallimento. Quindi, se l’immobile che deve essere venduto in asta rimane invenduto, significa che tutti i creditori dell’impresa fallita, come i fornitori, non vedranno parte dei loro incassi.
Per non parlare delle società specializzate nel recupero crediti. Queste aziende specializzate nella gestione degli NPL contano all’attivo 10.000 professionisti e che devono essere stipendiati. Infine troviamo le banche. Banche che si ritrovano con i bilanci pieni di crediti deteriorati, perchè senza la vendita in asta non hanno il capitale per il saldo degli NPL.
Blocco delle aste immobiliari, ci sono più cause
Il blocco delle aste immobiliari è stato senza dubbio necessario. Il Covid-19 ha messo in ginocchio tutto il paese e seguire tutte le norme necessarie per arginarlo era di vitale importanza. Perciò sicuramente un ruolo importante lo ha giocato la pandemia che ci ha colpiti quest’anno. Però, in tutto questo, quando ha influito la politica?
Il provvedimento del Governo, il quale ha sospeso le aste per la prima casa da aprile a dicembre 2020, è stato socialmente importante, ma lo è stato economicamente? Questa è stata una mossa politicamente impeccabile, ottima per avere voti e consensi, ma non è stato un reale aiuto. Forse il governo, invece della sospensione, avrebbe dovuto pensare a delle politiche di sostegno per le famiglie con l’immobile in esecuzione.
Rischiamo veramente che un aiuto sul breve periodo possa diventare un boomerang di negatività per il futuro, oltre a ciò, è comunque in ogni caso una gestione stragiudiziale del debito, anche a fronte di un’esecuzione immobiliare.
Questa strategia è la preferita dai creditori, perchè evitano le lungaggini dei Tribunali e gli imprevisti (vedi Covid) ed è la più conveniente per il debitore perchè a fronte di un accordo che prevede la vendita dell’immobile (è possibile anche se in esecuzione) e l’incasso del ricavato a creditore, l’esecutato viene esdebitato.
Questa è la gestione che sarà privilegiata in futuro, oltre a questo, probabilmente è anche la più etica e rispettosa di chi si è trovato in difficoltà estrema.




