Lavoro e occupazione, 2020 l’anno della nuova crisi

Lavoro e occupazione, 2020 l'anno della nuova crisi

Nuova crisi del lavoro, l’Italia riuscirà a riprendersi di nuovo?

Sembrano ormai lontani i tempi dove il lavoro era facile da trovare, quando da ragazzi si andava a fare le stagioni per poter mettere da parte due lire. Siamo riusciti con difficoltà a sopravvivere alla crisi economica del 2008 ed ecco che ci è capitata inaspettata una pandemia di livello mondiale. Sono passati ormai 12 anni da quella crisi dove sono stati persi oltre 1 milione di posti di lavoro e il lockdown sta portando con se danni ben peggiori rispetto a quelli appena passati.

Lavoro e turismo, due settori ormai lontani

Spesso la parola turismo è stata associata alla parola stagione e quindi alla parola occupazione. Quest’anno però la musica è cambiata a causa del crollo delle presenze e dei fatturati, causando così un vertiginoso calo delle assunzioni stagionali, quasi vicine allo zero in molti casi. Ormai le assunzioni sono limitate all’essenziale e secondo Davide Guarini, segretario generale della Fisascat Cisl, quest’anno verranno stipulati solo il 50% dei contratti stagionali. Un dato allarmante che ci fa capire che l’assistenzialismo non basta più, servono urgenti investimenti privati e pubblici per promuovere di nuovo il turismo nel nostro paese. Se si vuole preservare l’occupazione abbiamo bisogno urgente di una riqualificazione delle strutture.

Covid-19 e il mutamento del mondo del lavoro

Non è solo il settore del turismo che ha viste decimate le assunzioni. Con l’avvento del Covid-19 tutta la realtà lavorativa italiana ha visto un profondo mutamento e un profondo spaccato. Per fortuna alcuni settori hanno visto una certa continuità nella loro attività, l’industria farmaceutica e chimica, la logistica e quella alimentare sono solo alcuni esempi. Però ci sono molti altri settori per cui non è stato così.

Ad oggi ci sono tra i 530.000 e i 655.000 posti di lavoro a rischio ed è ancora lo scenario migliore. Grazie alla cassa integrazione e al blocco dei licenziamenti forse si è riusciti a limitare i danni, altrimenti saremmo arrivati a un picco di 850.000. Dati preoccupanti che ci danno una visione di quella che è la realtà lavorativa italiana: milioni di piccole imprese sottocapitazzate che faticano a restare sul mercato. Vero che vi è una lenta ripresa delle attività, ma bisogna ammettere che tra la crisi del 2008, il Coronavirus e la conseguente mutazione digitale del lavoro le aziende stanno passando degli anni veramente difficili.

La vita dura dell’edilizia

Se c’è un settore che sta avendo vita veramente dura è quello dell’edilizia. In alcune regioni siamo arrivati ad avere un calo del 90% delle prestazioni e solo ora si sta iniziando a vedere una lenta ripresa. Quello che potrebbe veramente aiutare questo settore sarebbe la riapertura di tutti i cantieri annunciati. Anche accelerare l’edilizia scolastica aiuterebbe, così facendo si creerebbero posti di lavoro per ben 400.000 persone.

Sarebbe bello poter avere una bacchetta magica per risolvere tutti questi problemi, però purtroppo non ci è concesso. Quello che però lo Stato potrebbe fare è quello di prendere una posizione ora! Bisogna guardare al presente, perché al momento non possiamo fare previsioni sul futuro. Bisognerebbe aumentare i mesi di cassa integrazione ed aumentare in maniera consistente gli aiuti a fondo perduto, questo per poter dare continuità a un paese che è ormai sull’orlo del baratro. Così facendo si darebbe la possibilità a tante piccole realtà di restare sul mercato.

L’ostacolo più grande

Purtroppo, potrà sembrare strano, per le aziende non è ancora arrivata la fase peggiore della crisi. All’inizio del 2021 scadranno la maggior parte delle moratorie sui mutui e sui finanziamenti, a questo punto si potrebbe configurare uno scenario ancor più grave, milioni di aziende che da insolventi verranno segnalate nella Centrale Rischi dei “cattivi pagatori”.

Questo è l’ulteriore vero ostacolo da superare, meno evidente a differenza delle chiusure delle attività, meno conosciuto dai non addetti ai lavori, ma dalla gestione di questa problematica si determineranno la vita o la morte di milioni di aziende.

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